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Nurse Jackie. La telespettatrice tentata da un nuovo medical... D'OH!

E' un'infermiera come non ne abbiamo mai viste prima. Riunisce in un solo, eccentrico personaggio la determinazione di Carol Hataway in E.R., la risposta pronta di Carla in Scrubs e la dipendenza dagli psicofarmaci di Dottor House. E' Nurse Jackie, infermiera strafatta di antidolorifici con un marito perfetto a casa e un amante medico e spacciatore in ospedale, un forte senso della giustizia, un'atavica carenza di sonno e lo sguardo intenso di Edie Falco.

Ok, ci sono ricascata: eccomi agganciata all'ennesimo medical... Ma questo promette di essere, come dicevano i Monty Python, Qualcosa di Completamente Diverso. Lontano dai sentimentalismi di Grey's Anatomy, dalla frenesia virtuosistica di E.R., dalle gag di Scrubs, dalla depressione in cui è scivolato House che se continua così si trasferirà a LA per unirsi a quei quarantenni senza speranza di Private Practice.

Anche qui abbiamo medici arroganti, infermiere alle prime armi, pazienti da salvare e altri che vorresti strangolare, morte e speranza, dedizione al lavoro e cinismo in parti uguali. Ma il tutto, per una volta, è visto attraverso gli occhi di un'infermiera. Perché "i medici diagnosticano, le infermiere curano".
Aggiungeteci una doppia vita pericolosa e, attenzione, mai si era visto prima in un medical, una famiglia affettuosa. E, su tutto, la distaccata ironia (potere delle droghe) con cui la nostra Jackie affronta le situazioni più assurde.

Che direzione prenderà la serie? Dove ci condurranno Jackie e colleghi? Dopo la visione delle prime due puntate, posso affermare che non ne ho idea. Ed è proprio per questo che li seguirò.

Gli orfanelli: a volte ritornano. La sconcertante scoperta di una telespettatrice masochista



Dopo aver a lungo, e a ragione, rimandato, ho preso coraggio e ho guardato i primi 2 episodi di Grey's Anatomy, stagione 6. Wow, che botta! Sembrava di asisstere alla dimostrazione della legge di Murphy: se qualcosa può andare storto, lo farà.


Così finalmente ho capito: Meredith Grey è la fottuta Ape Magà. E io sono la stessa bambina masochista di 30 anni fa.


Grey's è l'equivalente per adulti degli anime strappalacrime sugli orfanelli che guardavamo da bambini.

Stessa visione della vita all'insegna della Sfiga, stesso accanimento sadico sui personaggi, stesso dissidio interiore di noi spettatori, tormentati dal grande interrogativo "perché mi infliggo questa punizione una volta a settimana?" ma allo stesso tempo incapaci di smettere.

Già, ripensando a Remi, Peline e alla terribile, terribile Ape Magà mi sono chiesta spesso: perché li guardavo se mi facevano stare male? Per grey's Anatomy vale la stessa domanda... e gli stessi tentativi di risposta: per aspettare il lieto fine in cui tutti vivranno felici e contenti? Per vedere fin dove può arrivare la miseria umana, anche detta La Sfiga? Per confrontare lo show con la nostra vita e realizzare che tutto sommato ce la passiamo piuttosto bene? Perché siamo perversi e un po' sadomaso? L'ultima sembra la più probabile.

Mi consolo pensando che non sono da sola, è una perversione di massa.

La riflessione della solita telespettatrice in astinenza da sitcom. Parte 3


"Una risata può essere molto potente. A volte è l'unica arma che abbiamo". Roger Rabbit
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Qualcuno potrebbe obiettare che di questi tempi c'è poco da ridere: il riscaldamento globale, il terrorismo, l'incertezza economica, la guerra in Iraq, in Palestina e in troppi altri paesi del mondo...
Ma in passato, forse per spirito di sopravvivenza, l'arte della risata ha resistito a prove altrettanto difficili
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superando brillantemente crisi economiche ed energetiche. Anzi, proprio i momenti storici più drammatici hanno visto la nascita di nuovi tipi di commedie che riuscivano, con l'evasione o la satira, a rendere più sopportabile la realtà.


Negli anni '70, tra guerra fredda, Vietnam, crisi petrolifera, conflitti sociali, la commedia ha reagito all'assalto della realtà... aprendole le porte: nei salotti delle sitcom sono entrate le questioni politiche e sociali, i conflitti di classe e quelli razziali, e tutti gli argomenti controversi del momento. Aborto, razzismo, inflazione, sessismo, criminalità, politiche sociali, violenza carnale erano moventi del plot e motivo di risate nella sitcom Arcibaldo, in cui il burbero e cocciuto protagonista, un uomo all'antica, si scontrava quotidianamente con la figlia e il fidanzato di idee liberali.

In Mash, i medici di un anarchico e strampalato ospedale da campo organizzavano scherzi, tornei e goliardate degne di Animal House mentre affrontano l'orrore della guerra di Corea: nasceva così la dramedy, drama e comedy insieme, per mostrare con un punto di vista innovativo l'assurdità della guerra e, al tempo stesso, la bellezza della vita.

Erano due show che riuscivano a unire comicità e politica.
Non avevano paura di far pensare. Ne di far ridere. La comicità è un antidoto potente contro le situazioni più difficili, sia che scelga la via più facile dell'evasione, sia che opti per quella più impegnata della satira.
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E ora? L'unico antidoto di cui disponiamo sembra essere l'eroe (medici & poliziotti) o il supereroe (Heroes & Co.).
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Leopardi scrisse: "Chi ha il coraggio di ridere è il padrone del mondo. Come chi ha il coraggio di morire".
Ultimamente sembriamo privilegiare la seconda opzione.
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Vuoi vedere che, non solo viviamo in tempi difficili, ma abbiamo anche perso il senso dell'umorismo? Questa sarebbe davvero una tragedia!

L'invocazione della telespettatrice in astinenza da sitcom. Parte 2

Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”. Charlie Chaplin

Ridatemi qualcosa che faccia ridere, ridatemi le commedie.

Ridatemi i salotti, così familiari, delle sitcom in cui personaggi riescono sempre a fare la cosa sbagliata al momento sbagliato, mentendo in modo compulsivo per rimediare al loro errore, e poi continuando a mentire per coprire la bugia precedente, in un esilarante crescendo di assurdità che ci fa ridere e vergognare per loro allo stesso tempo (e dimenticare quelle insopportabili risate registrate).


Ridatemi J.D. di Scrubs, un medico che ha anche una vita privata, un mondo immaginario, un padre e un fratello che lo vanno a trovare e conosce tutti i telefilm degli anni '70.


Ridatemi Sex and the city in cui, sebbene tutte e quattro le protagoniste abbiano un impiego, la parte più interessante della loro vita si svolge altrove, a casa, al ristorante, in strada, tra le lenzuola, e non dobbiamo, se non occasionalmente, sorbirci i loro problemi sul lavoro.


Ridatemi i Jefferson e il loro sarcasmo, per trattare in modo diverso razzismo, pregiudizi e conflitti di classe.


Ridatemi gli Innamorati pazzi Paul & Jaime e Dharma & Greg, e i loro adorabili folli suoceri: tutte coppie litigiose e stranamente assortite ma irrimediabilmente felici.


Ridatemi Arrested Development, forse la migliore sitcom mai scritta, sicuramente la peggiore famiglia televisiva mai vista, per ridere di conflitti edipici e guai giudiziari, di dipendenza da psicofarmaci e dell'embargo in Iraq e rivalutare tra le risate i propri familiari.


Ridatemi Seinfeld che con i suoi amici parla di Pez Dispenser, donne con le mani da uomo, uomini che si mettono le dita nel naso, di quanto la parte superiore dei muffin sia più buona della base, di quanto tempo sia possibile resistere senza masturbarsi... e di quanto sarebbe bella una sitcom che parlasse di argomenti così superflui.

To be continued...

Non c'è niente da ridere. L'invettiva di una telespettatrice in astinenza da sitcom. Parte 1

Nessuno è mai morto dal ridere”. Max Beerbohm

Sono stufa di guardare ragazzi trapassati da parte a parte da alberi o pali della luce, medici che dicono con aria grave “abbiamo fatto il possibile per suo figlio, ma non c'è stato niente da fare”, interminabili piani sequenza su genitori che si struggono dal dolore.


Sono stufa di sorbirmi delitti sempre più morbosi e splatter, poliziotti sempre più noiosi e monolitici, con le loro squadra ultraspecializzate in cui ognuno ha una competenza specifica ma nessuno ha una personalità propria.


Sono stufa di vedere creature mitologiche mezzi poliziotti mezzi medici, con l'insostenibile pesantezza dell'essere e la mancanza di ironia d'entrambi, sempre intenti a dissezionare cadaveri e raschiare ossa, impassibili davanti a corpi liquefatti e topi che escono dalle budella.


Sono arcistufa di vedere personaggi a una dimensione, medici e poliziotti che vivono solo per il lavoro, si accoppiano solo con i colleghi, parlano solo di lavoro e dei colleghi con cui si accoppiano (perché evidentemente non sono mai stati al cinema, a ballare con gli amici, in vacanza), sono egocentrici e stressati come se ogni giorno spettasse a loro salvare il mondo, e soprattutto si prendono sempre così maledettamente sul serio.

C'è troppa serietà in TV ultimamente. La serietà è sopravvalutata.

To be continued...

"I see dead people" ovvero Amore o Tumore II - la Vendetta


Amore o tumore? This is the question.
Again.

L'amletico interrogativo che aveva già allietato due indimenticabili episodi di Grey's anatomy è diventato ora il fulcro dell'intera quinta stagione. Perché non sfruttare al massimo uno spunto così piacevole? devono essersi chiesti gli sceneggiatori.

Amore o tumore, dunque.
E quello che ci chiediamo davanti alle allucinazioni di Izzie: la dottoressa Stevens non solo vede ovunque il suo defunto fidanzato, ma si intrattiene con lui in quotidiane conversazioni e bollenti notti. Un caso di estremo stress post traumatico o qualcosa di più grave? Ha le visioni perché è ancora innamorata di Dennis o perché ha un tumore al cervello?

La risposta dipenderà, suppongo dal rinnovo del contratto dell'attrice. Se Katherine Heigl ottiene l'aumento, è amore. Se riceve un'offerta migliore, è tumore.

In entrambi i casi sarà una lagna. Nel consueto stile Izzie Stevens.


Si affaccia anche una terza possibilità: la Heigl ottiene tutto, l'aumento e uno spinoff tutto suo, da protagonista.
Per lanciarlo, un bel (si fa per dire) crossover con Ghost Whisper. Già me lo immagino: in un lacrimosissimo doppio episodio, l'altrettanto lagnosa Melinda aiutera la nostra beniamina a liberarsi del suo fantasma. Ma solo dopo una gioiosa uscita a quattro con i loro fidanzati morti.
Dopodiché Izzie sarà matura per avviare un'attività paranormale tutta sua... all'interno del Seattle Grace! Quale posto migliore di un ospedale per avvistare fantasmi?

Tutti i pazienti che i suoi colleghi non riusciranno a salvare, passeranno nelle cure post mortem di di Izzie che con la sua sensibilità li aiuterà a trovare la strada per l'aldilà.

Titolo provvisorio dello spinoff: Grace Whisperer.

O è meglio Ghost anatomy?

Vivere e, soprattutto, morire, poco a poco, a Los Angeles


"Specialissimo, imperdibile, eccezziunale crossover Grey's Anatomy/Private Practice!" annunciava il messaggio pubblicitario alla fine dell ultimo episodio di Grey's anatomy. Ora, tanto incredibile non mi sembra visto che il secondo telefilm e' uno spinoff del primo. Non e' che stiamo parlando di Magnum P.I. che incontra la Signora Fletcher (e' successo!) o di Maciste contro Dracula (e' successo?).


Comunque, per l'occasione, ho deciso di infrangere il mio proponimento di molti mesi fa e tornare a vedere per una volta Private Practice. Dopo poci minuti mi sono ricordata del perche' avevo preso quella sana decisione: è un telefilm noioso. E, di fondo, molto squallido.

Deve essere per l'odore acre della sfiga che aleggia su tutti i protagonisti.
Persistente come la cappa di smog sul cielo di Los Angeles.


Non che i loro colleghi del Grace Hospital siano la personificazione della gioia di vivere, anzi... diaciamolo, sono una massa di frustrati: gente sola, senza alcun amico al di fuori dell ospedale, che si relaziona con i familiari solo quando questi finiscono, appunto, in ospedale (e poi, spesso, al cimitero), tutti con una rara collezione di storie sentimentali naufragate e un assortimento incredibile di turbe mentali, accomunati però da un inflessibile stakanovismo calvinista.

Eppure, nonostante tutto questo, sono affezionata ad ognuno di loro. Continuo, mio malgrado, ad appassionarmi alle loro vicende. E' forse qualcosa di morboso e malato che mi attrae, ma si tratta nondimeno di un'attrazione irresistibile, un vizio che crea dipendenza.
Insomma, il telefilm funziona.


Ma con Addison & Co. e' tutta un'altra storia... I protagonisti sono altrattanto sfigati degli allegri chirurghi di Seattle, ma lo sono in modo cosi' poco interessante!
La serie e' forse troppo realistica nel ritrarre la vita di questi quarantenni single, vedovi o divorziati, che lavorano in un banalissimo studio medico con tutti i banalissimi problemi di gestione connessi. Non sembrano avere grandi sogni, ne' molta speranza. La loro vita sembra gia' finita da tempo, prima dell'inizio del telefilm, con il divorzio o la morte del coniuge.
Sono un po' come i vecchietti che vanno ad appassire al caldo della Florida. O come gli immigrati di LA descritti da John Fante : "disperati che vengono a morire al sole".
Ed e' una lenta agonia.

Always look at the bright side of life...


Se non avete visto gli ultimi episodi di Grey's Anatomy e siete ancora preda dell'angoscioso, amletico interrogativo "Amore o Tumore?", potete state tranquilli. Jack era veramente innamorato di Mary. Non la ha sposata solo perché la malattia ha modificato il suo comportamento.

Ebbene si: era amore, non tumore.
Ma poi lui muore.
E' l'ottimismo stile Grey's anatomy.

Mi ricorda una vecchia vignetta di Matt Groening:
"Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?"
"Mezzo pieno. Ma c'è una mosca dentro".


Il dubbio amletico di una telespettatrice perseguitata da telefilm deprimenti

Amore o tumore? This is the question.

L'amletico dubbio era al centro dell'ultimo episodio di Grey's Anatomy, positivo e solare come sempre. La disgraziata di turno si chiedeva se il suo matrimonio lampo con un giovanotto, bello, ricco e simpatico fosse frutto dell'amore a prima vista o di un tumore al cervello che spingeva lui a decisioni impulsive.

Mentre la poveretta si dibatteva nell'angosciosa incertezza, e nuovi scenari di depressione si schiudevano all'orizzonte, un altro inquietante interrogativo si faceva strada e io mi chiedevo, in posa plastica e con un teschio in mano:

meglio essere o non essere spettatori di Grey's Anatomy?

L'ultima perversione del Dottor Troy


Ogni telespettatore di Nip/Tuck è abituato ad aspettarsi il peggio dal Dottor Troy.

Lo abbiamo già visto tradire le sue donne, il figlio, il migliore amico, fare sesso davanti a un vecchio moribondo, prostituirsi per diletto, gettare cadaveri nelle paludi. E non abbiamo battuto ciglio.

Ma questo è troppo. C'è un limite alla perversione, un confine che non andrebbe superato.
Nell'episodio di lunedì scorso Troy è diventato
repubblicano!


Giovedì gnocchi, martedì trippa, lunedì trash.


Dopo una lunga giornata nel mondo reale, non c'è niente di meglio che rilassarsi, sospendere l'incredulità, spegnere il il senso critico davanti a un bel telefilm trash. Soprattutto se è lunedì. Ecco perché non perdo mai l'appuntamento settimanale con Nip/Tuck.

Dopo il delizioso filone narrativo della scorsa stagione sulla simpatica gerontofila Michelle, il suo capo gangster faccia-di-Frankestein e il loro racket di reni espiantati al malcapitato di turno, era difficile trovare qualcosa di altrettanto disgustoso/esilarante, eppure...

Non ho seguito il telefilm dai suoi inizi, se non sporadicamente, quindi non ho intenzione di giudicare l'intera serie. Non so se ci sono state metamorfosi o derive rispetto alle prime stagioni. Se ha avuto momenti migliori o se è nato proprio così. Non mi importa. Mi limiterò, vostro onore, a esporre i fatti. Questo è ciò che ho visto negli ultimi 3 lunedì.

Kimber lascia Sean e inizia una relazione lesbica con un'attraente bionda. La figlia adolescente della bionda, provocante puttanella in divisa scolastica, popola i sogni di Sean da quando lui le ricostruisce l'imene.

Il dottor Troy, dopo tutta la fatica per affermarsi come chirurgo a Los Angeles, inizia, un po' per caso, poi ci prende gusto, a prostituirsi con ricche vecchiette. Poi, all'insaputa del suo socio e miglior amico che ancora la ama, va a letto con Kimber ma ne è subito scaricato: pare non abbia retto il confronto con la bionda sexy. Sedotto e abbandonato, è anche ricattato dalla puttanella che li ha filmati e minaccia di mostrare tutto a Sean. Lui la zittisce garantendole una fornitura vitalizia di ansiolitici e farmaci per dimagrire. Poi la fa passare per drogata e internare in un centro di disintossicazione.

Quel disgraziato di Matt, il figlio degenere, già sposato con la regina del porno e membro della chiesa di scientology, è ora tossicomane. Come lui, la moglie e , ben presto, la figlia neonata, costantemente avvolta com'è da una nuvola di crack.

Sean, family man, sta per sposarsi con un'attrice dipendente dai lassativi che, durante una romantica serata, abbiamo visto inondargli di diarrea la vasca a idromassagio. Lui scaccia questa immagine dai suoi ricordi concentrandosi ancora di più sulla puttanella (noi telespettatori invece non ci riusciremo mai). L'attrice, non sapendo si tratta di una studentessa reale, impersona la fantasia dell'amante vestendosi da scolaretta sexy. Lui le chiede quale sia la sua fantasia. Proprio quel giorno arriva a farsi operare un aitante nero con unghie di donna conficcate nella schiena e spiega di far parte di un club di scambisti in cui bei giovanotti neri scopano donne bianche sovrappeso di mezza età sotto gli occhi eccitati dei loro mariti cornuti. L'attrice incontinente, anche nota nel telefilm come "sparamerda", decide che quella è la sua fantasia. Vanno al club ma Sean, cornuto da sempre, non lo trova così eccitante.

Il momento più bello: Matt è sul set di un film porno gay dove, per 5000 dollari da spendere al più presto in droga e omogenizzati, si farà "sverginare" da un fusto grosso il doppio di lui; la moglie accorre per farlo desistere, lui le risponde "Volevo solo essere un buon padre di famiglia".
Sublime.
Cose così ti svoltano la serata.

Occhio alla penna! Bill Lawrence



Pubblicato su Telefilm Magazine n° 42, luglio 2008, rubrica "Occhio alla penna"

A 39 anni, Bill Lawrence vanta un'intensa ed eterogenea carriera di sceneggiatore TV. Inizia giovanissimo e in grande stile: scrive per La Tata, poi entra nel team creativo di Friends. A soli 26 anni, firma la sua prima serie: è Spin City, con Michael J. Fox, un successo replicato per ben 6 stagioni. Da quel momento, lavorerà solo su progetti suoi, tracciando un percorso molto personale. Si allontana sempre più dai trionfi mainstream degli esordi e dal format tradizionale della sitcom, per giocare liberamente con i generi, ideando concept più innovativi, ma più rischiosi.


Nel 2001 crea per la NBC Scrubs, inedito mix di medical e commedia con un tocco surreale: la serie diventa subito un cult e, malgrado gli ascolti non altissimi, resiste tutt'ora in onda, alla sua 7° stagione. Lawrence sa conquistare, con la sua originalità, uno zoccolo duro di fan fedelissimi, “i miei nerd”, che lo sostengono in barba alle rigide leggi dei grandi numeri seguite dai network. Ogni anno Scrubs sembra sul punto di essere cancellata e la sua inaspettata longevità sorprende lo stesso Bill. Non sempre però il miracolo si ripete. L'ultima sua creatura, Nobody's watching (2006), passa alla storia come il fallimento di maggior successo della TV. Il progetto è ambizioso: un mockumentary su due ragazzi che vogliono ideare una sitcom. Il pilota è rifiutato dalla WB, ma diventa un fenomeno del web: grazie a Youtube acquista enorme popolarità e attira l'attenzione della critica specializzata che ne auspica, invano, la produzione.


Altro cult fuori dagli schemi è Clone High (2002-03), bizzarra serie animata su un immaginario liceo popolato dai cloni di personaggi famosi, da JFK a Cleopatra, risultato di un esperimento top secret del governo Usa per oscuri piani militari.


Lawrence è un grande fan dei Simpson e le sue creazioni hanno molto in comune con il celebre cartoon: il mix di generi e la loro parodia, l'accumulazione di gag e riferimenti culturali, le continue divagazioni mentali dei protagonisti. Per Bill, il difficile non è scrivere ma tagliare, tenere a freno la sua fantasia: si tratta di spingere al massimo sul pedale della comicità, ma senza mai oltrepassare la linea oltre la quale i personaggi non risulterebbero più credibili in situazioni drammatiche.


Volete conoscerlo meglio? Bill è sposato con l'attrice Christa Miller, meglio nota come Jordan, l'ex signora Cox. Quanto a lui, lo si vede spesso passare sullo sfondo nel Sacred Heart Hospital: aguzzate la vista!

Occhio alla penna! David Shore

Pubblicato su Telefilm Magazine n° 40, maggio 2008, rubrica "Occhio alla penna"


Fin da bambino, David Shore ha sempre voluto fare... l'avvocato. Ma già all'università si accorge che la giurisprudenza “non è divertente” e per sfogare la sua innata vena comica trasforma la gazzetta di facoltà in un giornale satirico. Poi, un bel giorno, a 31 anni, prende una “stupida decisione” che cambierà per sempre la sua vita: lascia lo studio legale, salta in macchina e guida dal Canada a LA, per diventare sceneggiatore di sitcom. Piuttosto rischioso per un avvocato senza alcuna esperienza di scrittura. Ma David pensa che, in caso di fallimento, avrà un aneddoto simpatico da raccontare ai suoi clienti.


Inaspettatamente, il suo sogno si realizza... a metà. Shore diventa sceneggiatore ma scopre di essere più drammatico che comico. Entra nello staff creativo di Due poliziotti a Chicago. Da allora, grazie all'esperienza forense, si specializza in legal e polizieschi: scrive per NYPD e The practice; è sceneggiatore ed executive producer di Family Law, Hack e Law & Order, per cui riceve 2 nomination agli Emmy. Nel 2004 propone alla Fox uno strano poliziesco in cui il detective è un medico e i cattivi sono i germi. E' House M.D., un successo immediato e planetario. La serie è nominata 2 volte agli Emmy come Best Drama e ne vince uno per l'episodio “3 Stories” scritto proprio da Shore.


Curiosamente, quando il progetto riceve l'ok dal network, non ha ancora un protagonista. Shore però sa che, a differenza dei delinquenti, i germi non hanno motivazioni e sente il bisogno di dare spessore alla sua serie. Vuole renderla meno meccanicistica e più character-driven. Nasce così Gregory House, medico geniale e scorbutico, uno dei personaggi più popolari della TV. Attraverso di lui, Shore può finalmente esprimere la sua vena umoristica. Ma sopratutto può approfondire le tematiche sviluppate nei lavori precedenti. Perché, che trattino di poliziotti, avvocati o medici, c'è un filo conduttore nei suoi script: è la predilezione per le situazioni controverse, in cui non c'è un'unica e chiara soluzione ma sono i personaggi a dover scegliere, e affrontare le inevitabili conseguenze. In passato, a un fan che gli chiedeva come mai i protagonisti di Law & Order riuscissero sempre ad acciuffare i colpevoli, Shore rispose che non era vero, citando 3 episodi in cui si sbagliavano... non a caso, erano tutti scritti da lui. Ora, ci spiega che House non parla di medicina ma di filosofia: come tutti buoni telefilm, presenta dilemmi etici, personaggi che si chiedono cosa sia giusto e cosa sbagliato. “E' meglio essere una persona buona o avere ragione?”.

Il Buono, il Brutto, il Cattivo. La nuova squadra del Dottor Casa

Les jeux sont faits. Rien ne va plus.
E' uscito il 13. Seguito da Kutner e Taub. Ha perso chi aveva puntato su La Sexy Dottoressa e La Bastarda Tagliagole.

Peccato per Tagliagole, aveva iniziato a piacermi. Ma la serie non aveva bisogno di un altro personaggio scostante e spregiudicato, avrebbe tolto importanza a Il Grande Bastardo che noi tutti amiamo (uno spinoff per lei magari? fiiico...).
13 invece ricopre a perfezione il ruolo lasciato vacante da Cameron: La Buona.
La migliore spalla possibile per House, l'idealista in grado di far risaltare il suo cinismo.
Accanto a lei, Kutner e Taub, Il Brutto e Il Cattivo, uno pasticcione e l'altro scaltro, ma tutt'altro che monolitici, abbastanza imprevedibili e ben assortiti come lo erano Chase e Foreman.

A questo punto, che ruolo è rimasto per Foreman? Per ora, quello della comparsa di lusso. Passa, sempre elegantissimo, con cravatte dai colori improbabili, dice un paio di battute con sguardo ammiccante, poi sparisce. Forse fa il testimonial per qualche griffe.

Occhio alla penna! Shonda Rhimes


Pubblicato su telefilm Magazine n°38, Marzo 2008. Rubrica: Occhio alla penna.

Shonda Rhimes, classe 1970, ha scritto solo due commedie per il cinema (Principe azzurro cercasi con Anne Hathaway e Crossroads con Britney Spears) quando adotta una bambina: costretta a casa, riscopre la TV e rimane stregata da Felicity e Buffy. E' allora che decide di scrivere telefilm che possano avere lo stesso magico effetto sulla gente. A 5 anni, raccontava al registratore storie che la mamma poi trascriveva per lei; trent'anni dopo, le sue parole sarebbero state ascoltate da milioni di persone in una sola sera, quella del debutto in TV del suo show: Grey's Anatomy. La sua vita cambia per sempre. Da mamma single e scrittrice independente, Shonda diventa autrice ed executive producer di un telefilm di culto, la guida creativa di un team di 200 persone. E' la 1° donna nera a raggiungere questa posizione e la serie si distingue per il cast multietnico. L'anno dopo vince un Golden Globe per Best Drama. Nel 2007 bissa il successo di Grey's con lo spinoff Private Practice.


LA VISIONE. Il metodo creativo di Rhimes è “image-driven”: nasce da un'immagine evocativa, una scena che coinvolge un personaggio e che improvvisamente le appare vivida nella mente. Può essere l'inizio di un plot, il punto di svolta, il finale. Lei scrive la storia intorno a quell'immagine, in funzione di quel momento. Questo vale per la costruzione di un episodio, una stagione, persino l'arco dell'intera serie. Shonda infatti dichiara di avere da sempre chiarissima in mente l'immagine finale di Grey's.


LA SCRITTURA. L'autrice delinea l'arco narrativo dei protagonisti per l'intera stagione. Poi passa settimane nella writers room per guidare il suo team (12 sceneggiatori, selezionati da lei). Quindi revisiona la 2° e la 3° stesura di ogni script, attenta che ogni minimo dettaglio sia fedele alla sua visione dei personaggi. Infine dà gli ultimi, magici ritocchi prima di consegnarlo agli attori.


LA MUSICA. La musica ha un ruolo chiave nelle sue creazioni. A casa, Shonda preparava per sé la playlist più appropriata a ogni script cui si dedicava. Ora, tutte le canzoni dei suoi show sono scelte da lei.


I PERSONAGGI. C'è qualcosa di Rhimes in ognuno dei suoi personaggi, per questo ne è così gelosa. “Meredith sono io”: è quella che dà voce ai suoi pensieri più intimi. Ma le appartengono anche la schiettezza della Bayleys o le nevrosi di George. Ora il suo nuovo alter ego è Addison: una donna adulta che ha già ottenuto il successo nel lavoro ma, come Shonda, ancora cerca il suo Principe Azzurro.

Piccola Parentesi Personale. La lotta interiore di una spettatrice sempre più rammollita

Non posso farci niente. Da quando hanno cambiato il giorno di programmazione, Grey's Anatomy mi fa tutto un altro effetto: di giovedì, anche i personaggi che ho sempre trovato irritanti mi coinvolgono nei loro drammi. Mercoledì ridevo di loro, ma giovedì il mio scetticismo sparisce, le mie difese crollano.

Non mi era chiaro il motivo di questa mia nuova, incomprensibile, insopportabile partecipazione emotiva del giovedì... La luna in capricorno? Saturno contro? Troppo vino? Ho una seconda personalità ed è una rammollita (praticamente il contrario di Niki in Heroes)
?

Ma poi ho capito. Giovedì a Milano è la sera delle conferenze alla Design Library. Il mio designer di casa, messo davanti alla drammatica scelta tra una serie sulle disgrazie di medici e pazienti di un ospedale fittizio e una serie di arzilli architetti che parlano dei loro giorni di gloria, ha scelto la seconda... in 3 secondi netti. E tutto è cambiato...
Finora avevo avuto accanto lui che, con
raro cinismo, in ogni momento drammatico riusciva a rovinare tutto il pathos con una insulsa battutaccia. E ne aveva sempre pronta una peggiore appena sentiva odore di romanticismo. Un tempismo ammirevole.
Era lui il mio antidoto. Ora non sono più immune.
Ma non voglio farmi coinvolgere dalle disgrazie di Meredith & Co. Aiuto!
Intubatemi. 10 milligrammi di atropina, presto! Mi sto perdendo...
Ora del decesso del mio cinismo: 21.30. Di giovedì, naturalmente.

Scrubs: "Your world's become a musical, and your doctors speak in rhymes!"

Guardo sempre volentieri Scrubs. Anche se i suoi momenti migliori sono passati da tempo. Anche se le gag con l'inserviente sono ormai stanche e fiacche. Anche se la serie forse ha già saltato lo squalo da un pezzo. O se non lo aveva ancora fatto, ci è andata vicino un paio di episodi con la scena in cui JD affida la decisione di abortire a una monetina, o subito dopo con l'apparizione di Gesù che parla contro l'aborto (non blasfema, semplicemente fiacca... aspetta, o forse questo è dovuto alla censura italiana?!).

Guardo volentieri Scrubs perché adoro i suoi personaggi: il sarcasmo di Cox, il cinismo della ex moglie, la perfidia di Kelso, la parlantina di Carla, le nevrosi di Elliot, l'adorabile spirito infantile di JD e Turk. Per non parlare dell'umorismo a senso unico del Todd.
Lo guardo per il suo gusto surreale e per il mix perfetto di comicità e sentimento.
E perché anche in un episodio poco riuscito arriva sempre a tradimento qualche battuta che mi fa sganasciare dalle risate.
Il tutto senza mai dovermi sorbire quelle insopportabili risate off.

La mia fedeltà è stata ancora una volta ricompensata oggi pomeriggio, quando ho guardato le repliche degli ultimi due episodi su MTV e ho avuto il piacere di assistere... all'episodio musical.
Ora i fan di Buffy diranno che il primo show a sorprendere i telespettatori con questo improvviso cambio di genere è stato quello dell'ammazzavampiri che, tra l'altro, vantava grandi canzoni e interpreti insospettabilmente dotati.
Prima che mi piantino un paletto nel cuore, però, vorrei sottolineare che il passaggio al musical è anche perfettamente in linea con lo stile surreale di Scrubs. Che, non a caso, in passato si è anche cimentato con l'episodio sitcom, questa volta sì, con tanto di risate off.

Una paziente si ricovera all'Ospedale del Sacro Cuore lamentandosi di sentire le voci. E queste voci cantano. Si scoprirà solo alla fine che ha un grave aneurisma che le altera le percezioni.
Nel frattempo tutti i diversi plot si sviluppano in musica, con dialoghi cantati, rigorosamente
in rima, e qualche buffa coreografia ospedaliera nelle scene corali.

I momenti migliori:

"Welcome to sacred Heart", il tipico numero corale d'apertura, con tutto il personale che canta e balla per strada

"Everything comes down to poo", con vari pazienti che si rivolgono a JD per i più svariati problemi e si sentono rispondere sempre con la stessa formula magica:
- I was shot
- Check the poo

"Guy love" in cui JD e Turk si dichiarano il loro folle, eterno, sdolcinato ma platonico amore.

Mi chiedo: è l'inizio di una moda? Il musical è un espediente efficace per dare un po' di pepe a uno show in onda da tempo... Assisterermo presto a CSI musical? O preferireste vedere Lost musical?

Doppio episodio con sorpresa. Il pentimento di una telespettatrice cinica

Io adoro le sorprese. Solo due post fa scrivevo che non ero mai riuscita ad affezionarmi ai medici del Grace Hospital, troppo depressi o inclini al lamento e all'autoflagellazione. Eppure ieri sera qualcosa è cambiato.
Non che le loro vite sono finalmente uscite dalla palude della sfiga in cui si dimenano fin dal primo episodio, niente del genere. Ma questa volta ho trovato le situazioni e le reazioni di tutti i personaggi particolarmente coinvolgenti. Ha contribuito sicuramente il bombardamento emotivo di tanti plot paralleli, uno più drammatico dell'altro, che si intrecciavano tra loro, senza lasciare il tempo al mio cinismo di fare capolino.
Perché in questo doppio episodio tutti i personaggi mostravano il loro lato più umano... (primo fra tutti il fratello di George che soffriva di fautolenza nervosa)

George assisteva impotente alla lotta del padre contro il cancro.
Izzie cercava il modo di far convivere la sua parte emotiva con quella professionale
Meredith si rispecchiava suo malgrado in un padre sconosciuto e decideva di non voltarsi dall'altra parte
Burke e Christina perseveravano nel loro mutismo, nessuno dei due pronto a interrompere per primo il gioco del silenzio e darla vinta all'altro.
La Bailey,
nel curare un paziente speciale, trovava in sé un'emotività insospettata.
Callie restava vicina al suo uomo, aiutandolo nel momento più difficile della sua vita.
Addison realizzava la sua solitudine e la paura di non trovare più nessuno con cui condividere la vita.
Perfino Sloane si tormentava, pieno di rimpianti, ripensando alle scelte passate.
Mentre Sheperd... beh, strizzava gli occhietti come
solo lui sa fare. Non è abbastanza?

Insomma, un doppio episodio ricco di emozioni e mooolto strappalacrime. Cosa chiedere di più a una serata davanti alla TV?
La rivelazione dell'alitosi mattutina del Dottor Stranamore.
Così
le mie difese sono crollate, le mia antipatie accantonate. Eh si, questa volta ha vinto Grey's!
Anche Meredith finiva per risultarmi simpatica. Ma forse questo dipende dall'aver scoperto che, come la sottoscritta, russa con la potenza di una segheria industriale.

House medico della mutua? Le domande di una telespettatrice perplessa davanti agli ultimi due episodi

E se Dr. House fosse solo un gigantesco product placement per il Vicodin? Quanto sono aumentate le vendite del farmaco miracoloso che libera da tutti i mali? Ci saranno già spacci clandestini nella mia città?

Ieri era la serata della vescica (vescica night): quella di House, quella del feto. Con bei momenti dedicati all'inserimento del catetere, alla sua rottura, alla pipì nelle sue varie sfumature dal caratteristico giallo paglierino al rosso sangue...
Sono solo io o House sta diventando sempre meno emozionante e sempre più simile a un turno in corsia al Fatebenefratelli?
Le prime due stagioni avevano casi ben più originali e colpi di scena davvero geniali.

Una cosa è sicura: sapremo che hanno definitivamente esaurito le idee quando un paziente avrà davvero il lupus. Fino ad allora, continueremo a cenare davanti a cateteri, infezioni purulente, vomiti di sangue e altre amenità!

Viva Callie! Il delirio di una telespettatrice in overdose da medici martiri

Perché? Perché tutti ce l'hanno con Callie? Per primi i genitori/sceneggiatori che l'hanno chiamata così...
Sto parlando di Grey's Anatomy: Callie Torres è un medico, naturalmente, nonché l'ex ragazza di George. Tutto inizia quando le due barbie tristi con cui vive George le (ci) fanno una testa così perché non la avevano vista lavarsi le mani dopo aver fatto pipì (cavolo, si era appena svegliata!) fino a farle confessare il misfatto, con il solenne giuramento che non lo aveva mai fatto prima e la promessa che non lo avrebbe mai più fatto dopo. Una vera umiliazione. Come diceva con voce strozzata la vecchietta di Mezzogiorno e mezzo di fuoco dopo che il cattivissimo le aveva sferrato un pugno nello stomaco: "Avevate mai visto tanta crudeltà?". Per di più Meredith e Izzie (pronuncia "easy", anche con lei gli sceneggiatori sono stati crudeli, tiè) sono due specializzande che dovrebbero pendere dalle sue labbra, come fanno con tutti gli altri superiori. Allora perché tutto questo?

Perché Callie è cicciona: grave. E disinibita: gravissimo, soprattutto se associato alla condizione precedente.
Cicciona sexy è intollerabile. Se sei cicciona devi essere brutta e magari anche burbera, vedi Miranda "Nazi" Bailey, o moglie trascurata e tradita, vedi la sfortunata signora Webber. In realtà quello che ha sconvolto le nostre eroine è stato la vista di Callie nuda, in tutta la sua abbondanza, che si sedeva sul water davanti a loro. Ma non hanno il coraggio di ammetterlo: dopotutto sono donne moderne, mica bacchettone.
Da quel momento tutto fila via di conseguenza. Una cicciona a suo agio nella sua ciccia che non si lava le mani dopo aver fatto pipì non può per forza essere una buona fidanzata, né tantomeno un buon medico. Logico, no? Così, negli episodi successivi il suo ragazzo, ancora specializzando, la umilia sul lavoro facendo scappare un suo paziente, "salvandolo" da lei che, superficialmente, lo voleva operare. Poi, lo stesso giorno, la caccia di casa. Per ribadire il concetto, le da buca per la serata. Poi la scarica. Infine, quando lei disperata va a letto con Sloane, ha il coraggio di offendersi e le (ci) fa una testa così per tre episodi.

Ma c'è dell'altro, qualcosa che minaccia l'equilibrio del Grace Hospital: Callie, a dispetto di tutto, sembra felice, in pace con se stessa. Non che abbia una famiglia che la ama e l'aspetta a casa, niente del genere; anzi, vive prima nello scantinato dell'ospedale, poi in una stanza d'albergo. Ma stranamente non se ne fa un gran problema, non è così ossessionata dalle sue sfortune come tutti i suoi colleghi. E questo non è accettabile nell'universo televisivo di medici martiri e infelici, che per salvare la vita del prossimo sacrificano, e mortificano, la loro. I medici del Seattle Grace sono testa a testa con Dottor House e il suo team nel torneo della depressione.

Comunque ora l'equilibrio è salvo. Callie è stata rimessa al suo posto: con lei in giro per casa, le due barbie tristi sarebbero apparse miserabili e lagnose.
Non fraintendetemi: guardo con piacere Grey's Anatomy, penso sia scritto bene e lo trovo divertente. E' solo che non riesco proprio a farmi piacere nessuno dei personaggi. Soprattutto Meredith.