Buffy 4ever

Willow: “Happy hunting”.
Buffy: "Wish me monsters".



Pubblicato su Telefilm Magazine n° 36, gennaio 2008

E' il primo giorno di scuola, una soleggiata mattina d'autunno a Sunnydale, California, quando Buffy Summers impara dal bibliotecario una lezione che non potrà dimenticare, e scopre che da quel momento le si chiederà molto di più che non i compiti a casa e gli esercizi da cheerleader: lei è la cacciatrice prescelta per sconfiggere i demoni e le forze del male che minacciano l'umanità. Da quel momento, il suo mondo non sarà più lo stesso...
Neanche il mondo dei telefilm.

Nel corso delle 7 stagioni televisive, Buffy ha dimostrato a tutti che l'immaginario horror non è materiale per un ristretto gruppo di nerd ma è in grado di conquistare un pubblico vastissimo ed eterogeneo, con storie profonde, toccanti, inquietanti, divertenti.

Tra scontri, incantesimi, morti e risurrezioni, ci ha svelato che l'adolescenza non è un periodo dorato ma può essere un vero tunnel dell'orrore.

Ci ha insegnato, infine, che non sempre una bionda scappa gridando su per le scale davanti al pericolo, come negli stereotipi del film dell'orrore illustrati da Scream, ma può tenere a bada tutti i mostri del mondo. Di qualunque mondo.

Molti telefilm di oggi le sono debitrici. Molte storie non sarebbero state raccontate prima della serie di Joss Whedon. Diamo un'occhiata all'eredità lasciata dalla nostra Ammazzavampiri preferita nel piccolo schermo e non solo...



MONSTERS & CO.

Vampiri e fantasmi, angeli e demoni, visioni e premonizioni. Non si vedeva tanto horror dai tempi Christopher Lee e Bela Lugosi, dalla serie di film con La Mummia, Dracula e Frankestein coi bulloni in fronte e le scarpe ortopediche, per capirci. Negli ultimi tempi, il soprannaturale vive un nuovo periodo d'oro, soprattutto nel mondo dei telefilm. Da quando la nostra eroina di Sunnydale ci ha aperto le porte del Buffyverse, i palinsesti sono ormai invasi quotidianamente da oscure presenze. Per la gioia di noi telefili.

Ecco allora alcune serie che ci mostrano in una luce tutta nuova le cittadine della provincia americana, solo apparentemente tranquille e noiose: i cacciatori di Supernatural, sorta di road movie dell'orrore in cui i fratelli Winchester girano l'America per liberarla dai suoi demoni (ma diciamocelo, in due non hanno la metà della grinta della nostra biondina ammazzavampiri... senza offesa!); tra i campi di grano del Kansas, invece, il giovane Clark Kent deve vedersela ogni settimana con un nuovo mostro mutante che minaccia la sua Smallville.

Anche il poliziesco si macchia di soprannaturale con Allison DuBois, una Medium al servizio della legge: le sue allarmanti premonizioni, oltre a togliere il sonno al marito, sono in grado di dare una svolta decisiva alle indagini della squadra omicidi. Ma ci sono ancora altre donne alle prese con macabre visioni. C'è la protagonista di Tru Calling, interpretata nientemeno che da Eliza Dushku, la Faith di Buffy, una che di fantasmi se ne intende: Tru è una giovane medico che fa il turno di notte all'obitorio ed è in grado di sentire le richieste di aiuto di alcuni cadaveri; la giovane torna allora indietro nel tempo per rivivere il loro ultimo giorno di vita, cercando di cambiare il futuro e strapparli alla morte. C'è poi Melinda Gordon di Ghost whisperer, novella sposa con un dono tutto speciale: comunicare con le anime dei morti che non riescono ad abandonare la dimensione terrena a causa di questioni irrisolte con i loro cari; Melinda aiuterà vivi e morti a liberarsi da angoscie, sensi di colpa, cose non dette, permettendo ai primi di continuare serenamente le loro vite e ai secondi di ascendere finalmente al cielo.

Infine, direttamente dal Buffyverse, c'è lui, l'affascinante, indimenticabile Angel. Il vampiro tanto amato, a suo tempo, dalla cacciatrice, vive ora nella città degli angeli, L.A., dove conduce le sue indagini investigative... rigorosamente notturne. Con lui ritroviamo vecchie conoscenze di Sunnydale: Cordelia, Faith, Spike.

E lei, Buffy? Non è certo sparita dalla circolazione, le sue avventure proseguono, ma in un'altra dimensione.... quella del fumetto. La stagione 8 racconta, attraverso una trentina di albi, le cronache dell'esercito delle 500 cacciatrici attivate da Buffy nel finale della serie TV. La nostra ammazzavampiri, nel passaggio dallo schermo alla pagina, è comunque in buona compagnia: avevamo già ammirato le avventure a fumetti di Fray, cacciatrice nel Buffyverse del futuro, un'altra creatura del geniale Joss Whedon. Non solo: si è appena conclusa, dopo 9 anni, l'entusiasmante saga a fumetti di un'altra simpatica biondina d'assalto, una sentinella prescelta per scacciare demoni e mostri di ogni tipo che da altri mondi si riversano sulla terra. E' Gea, protagonista dell'omonimo fumetto di Luca Enoch edito da Bonelli, che ci trascina in un'epica battaglia tra forze del bene e del male, per il diritto a popolare il pianeta.

Ma l'eredità di Buffy non è solo questo, c'è molto di più...


LA RIVINCITA DELLE BIONDE

Con Buffy, la rivoluzione femminista arriva in TV e picchia duro, a colpi di kung fu e sortilegi. Perché Buffy è stato soprattutto uno show sul potere delle donne. Raramente si era visto un horror al femminile. O meglio, un horror al femminile in cui le protagoniste, urlando a squarciagola, non finissero tutte sbudellate da un maniaco assassino. Ma grazie a Buffy e Willow, le donne passano da vittime indifese a salvatrici del mondo.

L'ammazzavampiri ha fatto scuola... Un anno dopo arrivano le sorelle Halliwell di Streghe: anche Prue, Piper, Phoebe e Paige sono pronte a tutto per liberare il mondo dai demoni malefici, anche a morire... più volte! Oggi, poi, assistiamo a un vero e proprio boom del mistery soprannaturale al femminile. Medium, Ghost whisperer, Tru calling: le protagoniste sono tre eroine che mettono il loro sesto senso al servizio del prossimo. Allison Dubois, True Davies, Melinda Gordon sono donne responsabili, generose, coraggiose. E non hanno certo paura dei fantasmi! Così, dopo Samantha (Vita da strega) e Jeanny (Strega per amore), le streghette sexy e pasticcione degli anni '50, i cui poteri magici servivano solo a complicare la vita dei loro uomini, ecco finalmente delle donne in grado di controllare poteri magici, forze occulte, premonizioni. Per rendere questo mondo un posto migliore.

Ma, anche senza vampiri e demoni in vista, sappiamo riconoscere un'eroina della scuola di Buffy quando ce la troviamo davanti. E' un'altra liceale biondina di un altra ridente cittadina californiana, e anche lei ha un bel da fare a svelare misteri e sconfiggere il male, anche se questo assume le sembianze più prosaiche e banali di uomini d'affari, sceriffi, madri di famiglia e compagni di scuola. Stiamo parlando, ovviamente di Veronica Mars, una che ha la grinta e la determinazione di un'ammazzavampiri, che da sola sa tenere a bada bulli, bande di motociclisti e sceriffi arroganti. Anche lei deve fare i conti con la perdita di un genitore. Anche lei, come la nostra cacciatrice, è chiamata dalle circostanze a vivere una vita diversa da quella di tutti i suoi coetanei e compagni di scuola, un'adolescenza meno spensierata e leggera.


ADOLESCENZA DA PAURA

Perchè Buffy, non è stato solo un telefilm sui mostri, ma anche uno sguardo nuovo e originale al lato più mostruoso della vita... l'adolescenza. Quando ci sei dentro, l'adolescenza può essere un lungo film horror! Quello che ci ha raccontato Whedon in tutti questi anni, non è la saga di un'eroina con superpoteri, ma la storia di una ragazza che cresce e impara a prendere su di sé grandi responsabilità. Lo stesso vale per i suoi amici e alleati: oltre a combattere i vampiri, tutti i membri della Scooby Gang devono scontrarsi con i loro demoni interiori. Spesso le due cose coincidono: i loro antagonisti sono la metafora di un aspetto della vita che i ragazzi devono affrontare per crescere. La serie ha mostrato meglio di tanti teen drama quell'incubo che può essere l'adolescenza, con tutte le prove e i nemici da affrontare. Ma anche la forza dell'amicizia, la possibilità di cambiare, le scelte che faranno dei nostri eroi dei buoni adulti.

In questo senso, l'erede più prossimo di Buffy è Smallville: anche questo telefilm inizia con una prima stagione più semplice, organizzata secondo lo schema ricorrente del “mostro della settimana”, per poi diventare una complessa coming of age story, come dicono gli americani: la storia cioè di un ragazzo che cresce e delle scelte che deve affrontare per diventare grande, il tutto rimanendo fedele a se stesso e agendo per il bene della comunità. Come Buffy Summers, Clark Kent, è diverso da tutti i suoi coetanei, ha poteri speciali. Ma questi non semplificano la sua vita, anzi: con essi, come Spiderman sa bene, arrivano grandi responsabilità. Come gestirle, Clark lo imparerà giorno per giorno, crescendo. Così quello che alla fine lo rende un vero eroe, non sono le sue doti sovrumane, innate, ma quelle “semplicemente” umane, acquisite faticosamente grazie all'esperienza, le delusioni, gli scontri, l'amore, la scuola, la famiglia, gli amici. Sarà quest'adolescenza sofferta e movimentata a renderlo, da grande, Super.


SCELTI DAL DESTINO

Questo ci porta ad un altro punto che accomuna Buffy ad alcuni personaggi telefilmici di oggi: la predestinazione. Buffy scopre che il suo destino è quello di essere un ammazzavampiri. Con il tempo, e con molto spirito di sacrificio, arriverà ad accettare il ruolo che è stato scelto per lei: da quel momento non sarà più una teenager come le altre, ma una cacciatrice che si chiede se arriverà mai a festeggiare i 25 anni. Analogamente, i personaggi di Heroes sono strappati alle loro vite “normali” dall'inaspettata scoperta dei loro superpoteri. Non diversamente da Buffy, dal suo Osservatore Giles o da Harry Potter, “the chosen one”, questi personaggi ricevono una chiamata dal destino: non hanno scelto loro inizialmente una vita da eroi, ma sono stati scelti. Ora dovranno lasciarsi il vecchio mondo alle spalle, scoprire il motivo dei loro doni speciali, e compiere la missione cui sono stati chiamati: salvare il mondo. Così, non possiamo non pensare per un attimo alla nostra cacciatrice quando, nell'episodio pilota di Heroes, vediamo la bionda cheerleader, armata di coraggio e determinazione, buttarsi ripetutamente da un cavalcavia o lanciarsi in un incendio per testare i suoi nuovi misteriosi poteri... e scoprire così che da quel momento niente sarà più come prima.

Ma cè anche chi è stato scelto dal destino... per ribellarvisi contro: e Tru Davies cui è stato concesso il potere di cambiare il passato per strappare alcune persone alla morte. La ragazza dovrà scontrarsi con un altro agente del Fato, il collega Jack che invece si rifiuta di aiutare i defunti, sostenendo che i morti devono rimanere tali perché così è stato stabilito dall'alto. I due, quindi, sono i prescelti di due opposti Poteri che controllano il destino degli uomini. Ci sarebbe materiale per uno scontro epico tra entità primigenie soprannaturali, una guerra mitologica degna di Buffy e la sua Gang... ma purtroppo la Fox ha interrotto la serie prima del termine, privandoci dei suoi grandiosi sviluppi.



In conclusione, l'influenza del telefilm di Whedon sulla TV e i suoi legami con la cultura contemporanea sono ricchissimi, e vanno ben al di là di un fortunato spinoff, un sequel a fumetti e un gruppo di attori cult. Parliamo di storie di crescita e di morte, di mostri umani e uomini senz'anima, di eroi e nauralmente di eroine, di destino e di libero arbitrio, del lato oscuro della vita e dell'adolescenza.... Dobbiamo prenderne atto: molto di quello che vediamo in TV, e non solo, viene da lì, da quel luogo spaventoso ma appassionante, misterioso e divertente che abbiamo imparato ad amare: il Buffyverse. Da qualche parte deve esserci un portale...


Risposte ai problemi della vita, # 10

"The universe may not always play fare but, at least, it's got a hell of a sense of humor"

Carrie Bradshaw, Sex & the City

Baci telefilmici. Part # 2. C'è vita dopo il bacio? Scenari e fantascenari.

Questo nuovo capitolo dedicato ai baci telefilmici, nasce come risposta all'interessante commento di Yuza delle Nuvole sulla mia lista disordinata e alla sua divisione dei telefilm in due categorie a seconda della generosità con cui fanno baciare i loro protagonisti ... o, all'estremo opposto, del sadismo con cui li (ci) fanno attendere per lunghissime interminabili stagioni.


Ecco, io penso che, nei telefilm della 2° categoria, quelli basati sulla sadica attesa, il tanto agognato bacio dovrebbe arrivare nell'ultimo episodio e non un minuto prima. Perché sappiamo che da quel momento niente sarà più lo stesso. Se la serie sopravvive al bacio, le conseguenze possono essere disastrose. Per gli amanti o per gli spettatori. A volte per entrambi.

Scenario 1. E lo fecero felici e contenti: la serie perde la sua tensione sessuale e, con essa, ogni interesse. Vedi Moonlighting nella agonizzante fase post bacio che ha portato alla cancellazione dello show (tuttavia quelli che ricordano il primo appassionato, quasi violento, amplesso tra Bruce Willis e Cybill Shepard sostengono che ne è valsa comunque la pena).

Scenario 2. Il tira-e-molla: gli sceneggiatori sono costretti a inventare motivi sempre più complessi per separare nuovamente i due amanti e replicare in ogni stagione l'attesa del fatidico bacio. Vedi quegli sfigati di Sidney e Vaughn in Alias, stagioni 2 e 3.

Scenario 2bis. Il tira-e-molla isterico, brutta copia del precedente: gli sceneggiatori trovano solo motivi deboli e pretestuosi per separare i due innamorati, rendendo i personaggi nevrotici e insopportabili. Vedi gli investigatori amanti di Remington Steele.

Scenario 3. L'"imborghesimento": gli sceneggiatori si stufano di prolungare la fase tira-e-molla e lasciano gli amanti in una relazione così stabile, equilibrata e sincera che gli stessi due si chiedono se non sono diventati terribilmente noiosi. Vedi Sidney e Vaughn in Alias, stagione 4.

Scenario 4. L'esilio: la serie continua con successo. Ma senza i due amanti. La coppietta, ormai realizzata, va a vivere felice e contenta... il più lontano possibile. Vedi Dr. Ross e Carol di E.R.

Insomma, mi sembra chiaro che a nessuno interessa vedere i propri personaggi preferiti finalmente felici... per più della durata di un bacio. Dopo quel breve, intenso contatto, è necessario troncare immediatamente la serie... o la relazione.
Morale della favola: la felicità è noiosa. Quella degli altri, naturalmente.

...

Eccezione alla regola, un luogo mitico dove le coppiette felici sono le benvenute: Sitcomlandia. L'oasi televisiva degli amanti stabili, la riserva indiana delle relazioni durature e mai noiose. Con la condizione di non lesinare litigi, sotterfugi e bugie, per rompere la monotonia quotidiana.

Un momento, forse è lì che sono finiti il Dr. Ross e Carol, in una villetta suburbana con giardino, marmocchi petulanti e vicini strambi...

Forse è lì che dovrebbero trasferirsi tutti gli amanti telefilmici dopo quell'agognato bacio... La loro unica salvezza si chiama "sitcom".

In questo caso, a giudicare dalla casistica degli amanti qui sopra, da qualche parte in Sitcomlandia deve esserci un intero quartiere abitato solo da coppiette di investigatori privati e agenti segreti.
M
mm, interessante...
... può essere lo spunto per un folle
, grandioso, meta-spinoff?

Desperate Housewives. A volte ritornano.

Non so resistere al richiamo delle casalinghe disperate. E ogni riferimento alla mia vita personale di freelance casalinga con telelavoro è puramente casuale.
Ho guardato la prima stagione con un'eccitazione simile a quella provata nel leggere i primi Harry Potter: l'ansia e il piacere di svelare poco a poco il mistero sulla vita segreta dei vicini.
Mi sono divertita anche con la tanto criticata seconda stagione, non all'altezza della precedente ma così piena di trovate, per quanto tutte assurde e implausibili, da soddisfare il mio appettito serale di storie; ricordo con particolare piacere la caduta di Bree da casalinga perfetta ad alcolista assassina e madre snaturata... aaaah, cosa chiedere di più ad una serata davanti la TV?

Ora, questa terza stagione unisce i pregi delle due precedenti: c'è un giallo centrale intrigante, quello legato a Orson (decisamente più ambiguo e sottile di quello con lo scemo rinchiuso in cantina che faceva proprio horror di serie B) e c'è un'incredibile densità di storie. Solo che stavolta molte di queste storie si richiamano ad avvenimenti e personaggi della prima stagione, quindi non fanno l'effetto di proposte strampalate lanciate lì senza una linea coerente da sceneggiatori a corto id idee per rimpolpare il debole giallo principale.
Così, per la gioia dello spettatore fedele, ieri sera sono tornati nel microcosmo di Wisteria Lane l'inquietante Paul e l'imprevedibile Zack... Coerentemente, visto che i due episodi erano dedicati a un altro ritorno dal passato, quello della (ex?) moglie di Orson. Che, data per morta, sembra tornare dall'aldilà. Come l'ispirazione degli sceneggiatori.

Baci telefilmici memorabili. I ricordi di una telespettatrice frivola. Part # 1

A kiss is just a kiss...” sussurrava la mitica canzone del film Casablanca. Eppure alcuni baci non si dimenticano facilmente. Soprattutto quelli che si fanno aspettare... da migliaia di persone allo stesso tempo. Il bacio che ho in mente è stato il più atteso della TV USA e il più chiacchierato del web per mesi. Comprensibile, quando a baciarsi sono Courtney Cox e Jennifer Aniston. L'approccio tra le due è avvenuto nel tredicesimo e ultimo episodio di Dirt. Le due ex amiche sono in questo caso direttrici di due riviste concorrenti e il bacio è la dolce conclusione di un pranzo di lavoro.
Ma quello che era considerato il piatto forte (e piccante) della stagione telefilmica ci è stato servito sulle nostre TV una settimana fa... nella più totale indifferenza. Colpa di una collocazione nel palinsesto piuttosto infelice: il sabato sera.

Per rimediare, vi propongo un appetitoso assaggio dei baci telefilmici più memorabili. O almeno, di quelli che, per qualche strano motivo, si sono impressi nella mia mente malata...


IL PRIMO. Lisa e Nelson, I Simpson
L'amore è cieco, si sa... e a volte sa essere anche molto sadico! Lisa Simpson lo impara a sue spese quando si prende una cotta, la prima, per Nelson. La bella e la bestia in versione Springfield, la secchiona e il teppista. Lei, come ogni donna, cerca di cambiarlo. Ma alla fine sarà lui a cambiare lei. Lei gli spiega come deve comportarsi un bravo ragazzo. E lui la sistema con un bacio, il primo: “Almeno così sta zitta”. Mai visto niente di più romantico.


IL Più FATICOSO. Sidney e Vaughn, Alias
Le relazioni sul posto di lavoro sono spesso tenute nascoste ai colleghi. Ma quando lavori alla CIA e la tua ragazza fa il controspionaggio, non puoi assolutamente farti vedere in giro insieme a lei, da nessuno. Per questo Sidney e Vaughn, per 30 lunghissime puntate si incontrano in parchi, stazioni, garage e si parlano senza mai guardarsi in faccia, come due passanti capitati lì per caso. Hanno avuto già moltissimi di questi strani, appuntamenti quando finalmente nella seconda stagione i due si baciano. Per concedersi quel primo bacio hanno dovuto distruggere un'organizzazione criminale internazionale volta alla conquista del mondo. E pensare che a noi comuni mortali sarebbe bastata una cena e qualche bicchiere di vino!


IL Più VIOLENTO. Candy e Terence, Candy Candy
Scozia, estate. Riva di un lago pittoresco. Lui è bello e misterioso, ha un look anni '70, con i capelli lunghi e la camicia col collettone. Lei, beh... ha i codini. Sono Terence e Candy. Lui la bacia. Sospensione del tempo, effetti di luce e colori psichedelici. Poi il brusco risveglio. Lei gli da uno schiaffo: è una ragazza perbene. Lui ha la risposta pronta: glielo restituisce. Lei ha l'ultima parola: gliene da un altro. E' l'inizio di un grande amore.


IL Più DISGUSTOSO. Charlotte e un single di NY, Sex and the city
Charlotte non è nuova ai primi appuntamenti e sa che in questi casi si rischia grosso: non la vita... ma la dignità! Questa volta la sintonia con il nuovo partner sembra perfetta e tutto fila liscio, fino al momento del bacio. Se così possiamo chiamare le leccate che il giovanotto dispensa generosamente su mento e guance della poverina. Tutti pensiamo che Charlotte abbia un visino dolce, ma andiamo! L'unica consolazione è riderci su con le amiche il giorno dopo. E gettarsi lo spiacevole ricordo alle spalle con un bel Cosmopolitan.


IL Più HOLLYWOODIANO. Izzie e Karev, Grey's Anatomy
Cosa vuol dire se mentre siete al bar a bere una birra con gli amici arriva l'uomo che vi fa battere il cuore, vi prende tra le braccia e vi bacia con passione, con tanto di casquet? Che avete visto troppi film e ora siete persi nei vostri sogni più segreti e fuori moda. O che avete bevuto qualche pinta di troppo. Oppure che siete i personaggi del serial medico più seguito del momento. Sembra impossibile tanto romanticismo dopo una giornata piena di sangue, malattie e morte. O forse è proprio questo che spinge a vivere intensamente. Quando Karev afferra Izzie e la bacia non sappiamo ancora degli innumerevoli, sfiancanti tira-e-molla a venire tra i due nel corso della serie che ci faranno rimpiangere (o maledire) questo momento. Così ci godiamo una meritata pausa tra una lagna di Meredith e un'amputazione con questo classico, anche se provvisorio, lieto fine hollywoodiano.


TO BE CONTINUED...


Risposte ai problemi della vita, # 9

"Aren't we forgetting the true meaning of Christmas? You know, the birth of Santa".

Bart Simpson, I Simpson

Gossip Girl. La vostra unica fonte sugli scandali dell'élite di Manhattan

I simpaticissimi protagonisti di Gossip Girl


Pubblicato su Telefilm Magazine n° 35, Dicembre 2007


Sono belli, ricchi, affascinanti, hanno scarpiere più grandi di casa vostra, mangiano caviale a colazione, bevono champagne in limousine mentre vanno al party più in della città. Non sono star di Hollywood, ma liceali dell'aristocrazia di Manhattan. E sono i protagonisti di Gossip Girl. La soap, liberamente tratta da una popolare saga letteraria (ben 11 romanzi), ha debuttato a settembre sugli schermi americani. Gli autori sono Josh Schwartz e Stephanie Savage, i genitori di OC, che ci regalano un altro teen drama incentrato su amori, intrighi e amicizie dei ragazzi dell'upper class americana.


Lasciamo l'Orange County per la costa est, precisamente il lato est del Central Park, quello più esclusivo. La nostra guida nel microcosmo dell'Upper East Side è la misteriosa e onniscente Gossip Girl che annota segreti, bugie e scandali dei suoi coetanei blasonati sul suo seguitissimo blog: appena un petegolezzo è online, in pochi secondi è già sui cellulari, e sulle bocche, di tutti. Non conosciamo l'identità di Gossip Girl, ma è lei che introduce e commenta ogni episodio. Attraverso la familiare voce di Kristin Bell, qui in un ruolo a metà tra l'investigatrice Veronica Mars e l'antropologa di Manhattan Carrie Bradshaw.


Tutto ha inizio con un nuovo post: “Serena is back”. Tanto basta per far vacillare il fragile equilibrio del regno di Manhattan. La party girl più scatenata della città è tornata dopo una misteriosa assenza lunga un anno. La sua ex migliore amica Blair, che ha preso il suo posto come imperatrice del clan, non intende retrocedere, né perdonarla per il suo immotivato abbandono. La regina di un tempo è ora un outsider. A complicare il tutto c'è anche Nate, fidanzato di Blair fin dall'asilo ma innamorato perdutamente di Serena. E' l'inizio di una guerra senza esclusione di colpi.


Alla corte di Blair, svariate lacchè adoranti e il perfido Chuck, il suo più fedele alleato: un rampollo viziato e assatanato che partecipa alle trame contro Serena con lo stessa passione con cui salta addosso a ogni ragazza che incontra. Nei loro momenti peggiori, Blair e Chuck ricordano il diabolico duo di Le relazioni pericolose, già rivisitato in chiave moderna e riambientato tra i ricchi teenager newyorchesi in Cruel intentions. Come la Marchesa De Merteuil e il Visconte di Valmont, anche Blair e Cuck sono intenti a tramare piani di vendetta dei nemici e conquista delle prede. Chuck però è meno sofisticato di Valmont e non seduce con la dialettica e l'inganno, ma con la ricchezza e la potenza del suo nome. Quando non riesce, poi, tenta addirittura lo stupro.

Dall'altro lato della barricata: Serena, misteriosamente cambiata. Tornata in città per accudire il fratello che ha tentato suicidio, sembra più interessata ai rapporti umani che non allo status sociale. Tanto che osa degnare della sua attenzione un ragazzo estraneo al suo giro altolocato.


Nel prestigioso liceo, infatti, ci sono anche due outsider (oddio, chi li ha fatti entrare?! Sicurezza!). Sono Dan e Jenny, fratello e sorella che arrivano – orrore! - da Brooklyn e non vantano abiti firmati ne imperi finanziari. Se vi viene in mente Veronica Mars e il suo liceo frequentato da ricchi rampolli dell'aristocrazia... scordatevelo, perché qui non siamo a Neptune: questa è Manhattan, capitale del mondo, e tutto qui si fa in grande: gli ousiders vivono in un loft e sono figli di una rockstar. Dan è innamorato di Serena. Jenny della vita patinata dei suoi compagni. I due ci ricordano Brendon e Brenda di Beverly Hills 90210: due bravi ragazzi, onesti e intelligenti, che vorrebbero entrare nel giro cool, ma non sono disposti per questo a dimenticare i valori con cui sono stati cresciuti.


Piuttosto ironicamente, infatti, il papà rockstar è un genitore modello. Altro che sesso droga e rock and roll! Il chitarrista si rivela l'unico genitore maturo e affidabile, una vera guida morale per i figli.

Nell'East Side, invece, i genitori non offrono comprensione né elargiscono consigli, ma complicano la vita dei figli con aspettative di guadagno e obblighi sociali, interferendo pesantemente nelle loro scelte di vita. Quando hai un impero da ereditare, sono i tuoi genitori a scegliere cosa indosserai il sabato sera e con chi pranzerai la domenica mattina; già che ci sono, decideranno anche con chi potrai avere una relazione. Tutto questo, naturalmente, se non hanno ancora abbandonato la famiglia per un amante più giovane.


Insomma, nel mondo dorato e luccicante di Gossip Girl, c'è la giusta (over)dose di infelicità, tradimento, violenza, aspirazioni suicide, famiglie distrutte, matrimoni senza amore. Che serve, secondo una ben collaudata ricetta, a smorzare la nostra invidia per la ricchezza degli eroi sullo schermo. A consolare noi spettatori del nostro infinitamente più modesto status sociale. Questo telefilm, come molti altri prima di lui, ci mostra che la ricchezza ha un prezzo da pagare. E molto spesso, come dice Chuck, “happiness is not on the menu”.


Già, la felicità... Ai protagonisti di Gossip Girl manca la spensieratezza dell'adolescenza. Blair, Serena, Nate e Chuck frequentano il liceo ma a parte questo si comportano come adulti. Bevono martini al Palace e si preoccupano di reputazione, successo, potere. Molto diversi dai loro “cugini” di OC. Sicuramente più glamour, più perversi, più imprevedibili. Ma meno credibili.

Certo, con loro non ci si annoia mai: la trama ha un buon ritmo, non mancano i colpi di scena (come potrebbero con GG al lavoro?). Ma a volte non sembra di assistere a un teen drama quanto a Dynasty con attori più giovani. O allo spinoff di Dirty sexy money con i nipoti di Donald Sutherland. Nella soap di Schwartz, assistiamo ad analoghi intrighi di famiglie ricche e potenti, solo che stavolta i riflettori sono puntati sulla nuova generazione. I nostri giovani eroi, e antieroi, dell'Upper East Side, invece di studiare, innamorarsi, disperarsi, sognare, fare festa come i ragazzi di Orange County, Beverly Hills, Capeside, organizzano strategie, alleanze clandestine e piani di vendetta.

Difficile per gli spettatori immedesimarsi in loro. Ma altrettanto difficile non restarne intrigati.

Risposte ai problemi della vita, # 8

"I am tired of being married to your penis"

Charlotte, Sex & the City

Casalinghe sull'attenti

Pubblicato su Telefilm Magazine n° 34, Novembre 2007

Cinque donne molto diverse le cui strade non si sarebbero mai incontrate se non avessero tutte sposato dei militari”. Questo il concept di Army wives, l'ultima soap del canale satellitare americano Lifetime, conosciuto per la sua programmazione al femminile. Il produttore esecutivo è Mark Gordon di Grey's Anatomy, una garanzia di qualità. Come lo è la presenza di Catherine Belle di JAG e Kim Delaney di NYPD Blue tra le interpreti. La serie, dopo il successo americano (è in produzione la seconda stagione), arriva a novembre anche da noi su FoxLife.

Torniamo al concept: a dire il vero, si tratta di quattro donne e un uomo, tutti residenti con i loro coniugi, militari di professione, nella base di Fort Marshall, North Carolina.
C'è Claudia (Kim Delaney), moglie rispettata di uno degli ufficiali di più alto grado, che nasconde un segreto sul suo passato. Pamela, ex poliziotta, che affitta l'utero per rimediare ai debiti del marito. Denise (Catherine Belle), casalinga perfetta alle prese con un figlio ribelle e violento. Lo psichiatra, Roland, con la moglie colonnello traumatizzata dall'esperienza in Afghanistan. Infine Roxy, la barista sexy con due figli da due diversi uomini, vero pesce fuor d'acqua alla base, appena sposata ad un giovane soldato dopo soli quattro giorni di frequentazione.

Il gruppetto eterogeneo si forma per caso a un party e si cementa dopo un parto: è il travaglio improvvisato di Pamela sul tavolo da biliardo del bar di Roxy. Dopo quell'esperienza, i cinque resteranno uniti, trovando gli uni negli altri aiuto, conforto, comprensione. Perché la vita nella base non è proprio rose e fiori. Le mogli devono affrontare l'apprensione e la solitudine dell'attesa mentre i loro partner sono in missione. Non solo, ma devono confrontarsi quotidianamente con le regole non scritte e le rigide tradizioni della vita militare. Una vita che hanno scelto per amore, spesso sacrificando la loro carriera per stare vicini ai loro amati. Trovandosi sposati non solo ai loro mariti o alle loro mogli, ma all'esercito degli Stati Uniti.

Lo spunto per la serie viene dal libro di una giornalista che ha davvero studiato cosa vuol dire sposare un militare: “Army Wives: The Unwritten Code of Military Marriage”. Secondo Tania Biank, l'autrice, accanto al codice dei militari c'è un codice implicito che regola le relazioni sociali dei loro familiari. Vivere in una base, insomma, è come trasferirsi in un altro paese di cui devi imparare in fretta leggi, tradizioni, galateo e adeguartici anche se non li capisci o non sei d'accordo. Per il bene del tuo matrimonio.

Ancora casalinghe disperate in TV, quindi. Ma a Fort Marshall non c'è il glamour di Wisteria Lane, né i misteriosi omicidi tra vicini che sconvolgono la vita delle famose casalinghe almeno tre volte al giorno. Army wives evita ogni eccesso e mantiene un approccio realistico, basato su personaggi umani e credibili. Con il conflitto in Iraq sempre in sottofondo, che incombe sul destino dei militari e da alle loro vite ordinarie una dimensione drammatica.

Army wives è l'altra faccia di tanti film e telefilm di guerra, la storia che non viene mai raccontata, in cui non è l'azione a scandire il ritmo ma i sentimenti.

Risposte ai problemi della vita, # 7

"Avete notato che le donne che hanno sacrificato la loro vita per una causa, Giovanna D'Arco, Madre Teresa, lo hanno fatto in silenzio e sono morte sole? Gli uomini, invece, finiscono sempre sotto i riflettori"

Gregory House, House M.D.

Heroes e l'11 Settembre. La teoria di una telespettatrice complottista

"At first, the world will mourn. They'll be united in grief. And then, they'll just be united".

Nathan Petrelli


Un uomo molto ricco e potente, manovratore di politici, avvertito dell'imminente esplosione che raderà al suolo New York, decide di lasciare che avvenga. Per poi sfruttare il clima di terrore e disperazione della nazione, facendo di un uomo politico in declino il leader della ricostruzione, l'uomo che ridarà speranza a una nazione ferita. La popolazione si unirà attorno a lui, la sua popolarità e il potere dell'establishment saranno enormi: ogni dissenso sarà spontaneamente messo da parte, non ci sarà spazio per le critiche. L'odio per i responsabili della tragedia, dei “diversi” nascosti tra gli americani, legittimerà il controllo sociale, l'uso della forza e la caccia alle streghe contro tutti i diversi.


Di cosa sto parlando? Di Heroes, naturalmente. Del diabolico piano di Linderman, dell'ascesa al potere di Nathan Petrelli, della politica di repressione e sospetto verso tutti gli uomini con poteri speciali. Perché, pensavate a qualcos'altro?!?

... anche voi?

Effettivamente, il tutto suona familiare, incredibilmente simile agli avvenimenti legati all'11 Settembre 2001. E a una certa lettura, non ufficiale ma ormai sempre più diffusa, di quegli avvenimenti. Pensateci: l'esplosione di New York; l'improvvisa popolarità di Bush; la limitazione dei diritti civili; il sospetto generalizzato verso tutti i dissidenti, gli stranieri, i “diversi”.
Se ancora non siete convinti, potete guardare, nell'episodio 20, la scena della commemorazione ufficiale delle vittime in occasione dell'anniversario della strage, con la bandiera americana sulle macerie di Manhattan... impossibile non pensare a Ground Zero.


Ecco allora svelato, a mio parere, uno dei motivi del successo americano del telefilm: Heroes è il grande sogno ad occhi aperti collettivo di una nazione ferita, il sogno di poter tornare indietro nel tempo e impedire la tragedia delle Twin Towers... con l'aiuto di un gruppo di supereroi.

Non sarebbe bello se un uomo volante, un artista preveggente e un impiegato in grado di piegare il continum spazio-temporale riuscissero a portarci indietro nel tempo e cancellare l'11 Settembre dalla storia? Non solo le vittime dell'esplosione sarebbero ancora vive, ma il mondo intero sarebbe un posto migliore. Questa è probabilmente la più grande fantasia americana del momento. Se escludiamo quelle che riguardano Jessica Alba e Angelina Jolie.


Un ultimo spunto di riflessione: è proprio nei giorni immediatamente successivi all'11 Settembre che si è iniziato a parlare di "heroes". Erano i pompieri morti nelle torri gemelle tentando di salvare chi non poteva essere salvato. Heroes che cercavano coraggiosamente di impedire l'inevitabile.


Risposte ai problemi della vita, # 6

"I'm fine. I'm disgusted with my life and myself, but I'm not unhappy about that".

Hank Moody, Californication

XXX Files. Le avventure di uno scrittore in crisi in una LA più calda che mai

... uff, per un pelo! Lo sciopero degli sceneggiatori di Hollywood non ha coinvolto il mio telefilm preferito di questo autunno che ha potuto così proseguire fino all'ultima attesissima puntata, andata in onda negli USA appena qualche giorno fa. E qui, una volta tanto, non si parla di di medici, malattie, autopsie ma di sesso in California. Meglio, no? E' Californication e prima o poi approderà anche da noi, nonostante i contenuti piuttosto hard, perché è difficile ignorare una serie che ha per protagonista David Duchovny alias l'amatissimo agente Fox Moulder.

Duchovny torna sul piccolo schermo nei panni, spesso e volentieri succinti, di Hank Moody, scrittore newyorchese trapiantato suo malgrado a Los Angeles. Hank è in crisi creativa dopo che il suo ultimo romanzo "God hates us all" è stato trasformato in uno stucchevole film hollywoodiano intitolato "Crazy little thing called love" e in crisi esistenziale dopo che la sua compagna di una vita l'ha lasciato per un altro uomo. Ma niente paura, non si tratta di un dramma deprimente sul blocco dello scrittore, la crisi di mezza età, le aspirazioni fallite da annegare nell'alcool. Perché, come il titolo della serie lascia ben intuire, il nostro Hank non si consola solo con il whisky...
Solo nel primo episodio lo vediamo scappare per strada in mutande inseguito da un marito inferocito (e tentare, nella fuga, di spiegargli come trovare il clitoride della moglie), fare sesso orale in chiesa con una suora ("Sweet baby Jesus, Hank is going to hell"), trovare una donna nuda ad aspettarlo in casa proprio mentre rientra con la figlia dodicenne (anzi è lei che la scopre: "There's no hair on her vagina, do you think she's ok?" "I'll check"), andare a letto con una ragazza che lo prende a pugni durante l'orgasmo e che si scoprirà presto essere la figlia del suo capo... nonché minorenne.

Ma a Hank perdoniamo volentieri tutto. E ci troviamo anche a fare il tifo per lui, per la leggerezza con cui sembra vivere ogni cosa, sempre pronto a ridere di quello che gli succede, perseguendo l'autodistruzione con la battuta pronta (che gli costa immancabilmente un occhio nero) e il sorriso sulle labbra. E' la leggerezza di chi è disperato e pensa di non avere più nulla da perdere. Perché ha già perso tutto: la sua famiglia.
Duchovny è perfetto nella parte: barba di 3 giorni, faccia tosta, occhio triste, sguardo seducente; riesce a rendere immediatamente simpatico un personaggio che, sulla carta, potrebbe risultare solo un fallito triste o un gran bastardo.
Attorno a lui, un gran bel cast: l'ex compagna ha il viso bello e intelligente di Natascha McElhone, l'amante ribelle di Truman Show; la figlia è Madeleine Martin, dolce e punk al tempo stesso; l'ambigua figlia del capo è Madeline Zima, ex brava bambina di La Tata; l'agente letterario in vena di sperimentazioni sessuali è Evan Handler, già marito di Charlotte in SETC.

I 12 episodi della prima stagione, appena conclusa, sono un mix riuscito di dramedy sentimentale, farsa comica ed esplorazione senza pudori dei costumi sessuali di una nazione, la superficialissima California del Sud.
Una sorta di Sex and the city al maschile, in cui è un uomo, questa volta, a darsi da fare in città. Con il pensiero mai sopito che la persona giusta sia la prima di tutta la lunga schiera, l'ex compagna, che sembra ormai irraggiungibile. Come lo era Mister Big...
Di SETC Californication riprende l'approccio esplicito e senza censure al sesso, spingendosi, se possibile, anche qualche passo oltre. L'onirica sequenza d'apertura del primo episodio illustra efficacemente il punto. I puritani sono avvertiti.

Strike! Il delirio di una telespettatrice terrorizzata dallo sciopero degli sceneggiatori

Anche i ricchi scioperano. Gli sceneggiatori di Hollywood, i più pagati del mondo, chiedono alle produzioni una percentuale sugli utili del download di film e telefilm dal web. Fino ad allora, non scriveranno più una parola.
Le conseguenze sulla TV di uno sciopero a oltranza non sono difficili da immaginare. La maggior parte dei telefilm viene scritta man mano che la produzione procede, così si calcola che tra poco i network statunitensi avranno esaurito gli episodi già pronti.

1° settimana di sciopero. Comincia l'ansia dello spettatore che non sa quanti episodi del suo telefilm preferito gli restano ancora da vedere. Palpitazioni, sudorazione intensa, attacchi di panico, nei casi più gravi gli appare in sogno Dr. House e somministra 10 mm di atropina.

2° settimana. Le prime vittime: serie seguitissime sono troncate a metà. I fan più accaniti si rifiutano di credere alla fine e a dispetto di tutto aspettano ostinati l'avvento del prossimo episodio, come Linus con il Grande Cocomero.

3° settimana. Al posto di Lost mandano in onda le repliche di La casa nella prateria. I soliti fan accaniti si convincono che è una geniale trovata degli sceneggiatori: un'allucinazione di massa, variazione sul tema della classica puntata col personaggio che si addormenta e si risveglia nel passato per poi scoprire che è tutto un sogno. A conferma, cercano somiglianze tra John Locke e Charles Ingalls. A sorpresa, le trovano: due uomini di fede, due leader morali delle rispettive comunità...

4° settimana. Altri show si interrompono bruscamente. Molti ne approfittano per guardare programmi registrati e accumulati negli ultimi sei mesi nei loro TiVo. Molti scoprono che se non li avevano guardati al momento c'era un motivo.

5° settimana.
Con CSI fuori onda, termina il corso di aggiornamento per criminali: a corto di trucchi per nascondere le tracce, a centinaia vengono arrestati dalla scientifica.

6° settimana. Di fronte all'ennesima replica di Sanford & Son, qualcuno prova a leggere un libro, qualcuno si da al giardinaggio, qualcuno si toglie la vita. Qualcun'altro scopre di non averne una e guarda l'ennesima replica di Sanford & Son.

7° settimana.
In tutto il paese, centinaia di invasati si aggirano per i corridoi degli ospedali: insistono per parlare con le infermiere di lupus e malattie autoimmuni, somministrano epinefrina, cercano di flirtare con medici attraenti.

8° settimana. Mr. Smith corona il suo sogno e finalmente riesce a rivedere quella vecchissima puntata di Arcibaldo che pensava non avrebbero mai più trasmesso in TV. Tutti gli altri partecipano a quello che sarà ricordato come il grande boom delle nascite del 2008.

9° settimana. Una folla inferocita si riversa per le strade con i forconi in mano e, in puro stile cittadinanza di Springfield, decide di bruciare il più vicino osservatorio.

10° settimana...

Piccola Parentesi Personale. La lotta interiore di una spettatrice sempre più rammollita

Non posso farci niente. Da quando hanno cambiato il giorno di programmazione, Grey's Anatomy mi fa tutto un altro effetto: di giovedì, anche i personaggi che ho sempre trovato irritanti mi coinvolgono nei loro drammi. Mercoledì ridevo di loro, ma giovedì il mio scetticismo sparisce, le mie difese crollano.

Non mi era chiaro il motivo di questa mia nuova, incomprensibile, insopportabile partecipazione emotiva del giovedì... La luna in capricorno? Saturno contro? Troppo vino? Ho una seconda personalità ed è una rammollita (praticamente il contrario di Niki in Heroes)
?

Ma poi ho capito. Giovedì a Milano è la sera delle conferenze alla Design Library. Il mio designer di casa, messo davanti alla drammatica scelta tra una serie sulle disgrazie di medici e pazienti di un ospedale fittizio e una serie di arzilli architetti che parlano dei loro giorni di gloria, ha scelto la seconda... in 3 secondi netti. E tutto è cambiato...
Finora avevo avuto accanto lui che, con
raro cinismo, in ogni momento drammatico riusciva a rovinare tutto il pathos con una insulsa battutaccia. E ne aveva sempre pronta una peggiore appena sentiva odore di romanticismo. Un tempismo ammirevole.
Era lui il mio antidoto. Ora non sono più immune.
Ma non voglio farmi coinvolgere dalle disgrazie di Meredith & Co. Aiuto!
Intubatemi. 10 milligrammi di atropina, presto! Mi sto perdendo...
Ora del decesso del mio cinismo: 21.30. Di giovedì, naturalmente.

Risposte ai problemi della vita, # 5

"Arriva il momento in cui un uomo si chiede se vuole una vita felice o una vita con un significato. Per essere davvero felice, deve vivere totalmente nel presente, nessun pensiero su ciò che è stato, nessun pensiero su ciò che lo aspetta. Mentre in una vita con un significato, un uomo è condannato a indulgere nel passato e angosciarsi sul futuro".

Mr. Linderman,
Heroes